Dopo nemmeno una decina di giorni di pattinate o presunte tali al parchetto di Corsico, dei “dopopartita” in Pazzeria senza ovviamente aver potuto fare la doccia e cambiarsi, dei “stasera? Andiamo? Ore 21 davanti all’Agorà”, dopo giorni di orari di rientri a casa quasi all’alba, i primi miglioramenti seppur modesti cominciavano a vedersi, e la pista di Corsico cominciava a stare stretta. La sera di mercoledì 5 maggio viene convocata una sorta di riunione al bar dei Vesuviani (vecchia gestione dell’Agorà); Alo, che nel frattempo aveva allacciato i pattini non solo in qualità di improvvisato referee (o di Lurido, secondo la definizione andyana), lancia l’idea di creare una vera e propria squadra. Viene proposto Alias2 per l’organizzazione strutturale, diventato poi capitano della squadra, Marino come coach, Reno come presidente fantoccio, Alo vicepresidente farlocco e Rex come addetto stampa e relazioni esterne. Paura. Si crea una sorta di statuto, un sito (in sostituzione della sezione distaccata di hockeytime che avevano creato apposta per noi) e una mailinglist, da subito degenerate in interminabili offtopics. Le partitelle anarchiche cominciano a diventare dei piccoli allenamenti, che diventano insostenibili nella piccola e sconnessa pistina di Corsico. Alias2 comincia a prenotare la pista del Saini o del Village, e ci si rende conto che bisogna cominciare a procurarsi un’attrezzatura di gioco seria. Comincia l’era dei pellegrinaggi all’hockeycenter o in Svizzera e delle ordinazioni su internet. Marino (che alcuni sostengono sia napoletano) chiede che tutti abbiano almeno il casco, e alcuni pezzi del gruppo originale cominciano fisiologicamente a perdersi per strada. I giocatori delle squadre che ci precedono e seguono in pista, si soffermano a ridacchiare sulla nostra non pattinata, sui voli alla Klaus Dibiasi, sulle zappate con la stecca degne di un vigoroso contadino, ma il divertimento è solo nostro, tanto che non ci accorgiamo nemmeno delle chiacchiere alle nostre spalle: tutto ciò al di là della balaustra fa parte di un’altra dimensione, stiamo facendo ciò che avremmo voluto sempre fare, e che pochi mesi prima non era nemmeno immaginabile. Gli spogliatoi sono tropo piccoli, e ci si cambia anche in mezzo alla strada, apparendo spesso come una sorta di armata Brancaleone dei nostri tempi. La voglia di giocare, e l’entusiasmo dell’inizio portano i monsters a ricevere le prime occhiate di stupore, giocare bardati a fine luglio con 30 gradi di notte, le zanzare che pungono attraverso l’attrezzatura, il sudore che entra negli occhi è un qualcosa inconcepibile per chiunque, non per i monsters, che si ritrovano al Village fino al 29 luglio in una ventina. Le giornate al computer di sprecano ad aggiornare sul forum le condizioni meteorologiche del Village, per paura di un acquazzone improvviso che renda inagibile la pista ormai scoperta. “Ore 17 Village cielo coperto”. “Si sta aprendo”. Finito l’orario d’ufficio iniziano gli sms con eloquenti parole… “Piove”. “Tutti al Goganga”. “Pazzeria ore 22”. “Tempo di merda, viva la f**a”. Toni forti e coraggiosi, che sfociano nella denuncia sociale. Nella riunione del 4 luglio nello studio del Doc, Dj tra le lacrime lascia la squadra per giocare in serie A con le Halloween, mentre la riunione al Silver in luglio mette le basi della stagione 2004/05. November Porc da vero amico offre la sua quota nonostante preannunci che non scenderà in pista prima del prossimo inverno; si aggiunge Vocione, Decio e due special guest: Power Metal e addirittura Gianluca Tomasello, di un livello stratosfericamente più alto del nostro ma mostri dentro come noi. L’essere monsters non è solo indossare una maglia (che tuttora non abbiamo), non è far parte o meno di un gruppo, è un sentire che non ha definizione. Gente che passa gran parte delle sue giornate sui forum, che non aspetta altro di poter sentire una minima notizia di hockey mercato per poterne parlare per dieci giorni, che forse non sa chi sa chi ha vinto le elezioni ma si sicuro quanti gol ha segnato Busillo quattro stagioni fa e contro chi. Gente con cui apparentemente non puoi parlare di nulla in modo veramente serio. Con la quale ci vogliono giorni per riuscire ad organizzare una cena o altre cose… (è ancora in gestazione la cena di Natale 2004). Che soffre di astinenza da hockey e che si è inventata il proprio metadone. Gente che a fine luglio non ha ancora disfato la borsa, che aspetta di vedere un post con scritto “ragazzi, che ne dite di una partitella?”, anche se ci sono trentacinque gradi, le zanzare più grandi della terra e la mattina dopo si deve sempre e comunque alzare e quantomeno trasportarsi sul luogo di lavoro. Che conosce altra gente che viene a vedere gli allenamenti dei monsters. Una cosa tremenda. Gente che da settembre passerà quattro sere a settimana per il proprio sport preferito, ora incredibilmente non solo gustato da una curva, da una tribuna o da una balaustra, ma direttamente dalla pista. Che sognava di prendere un bastone, di indossare una pettorina, dei gambali. Di stampare qualcuno su una balaustra “dall’interno”. Che ha in squadra strani personaggi, talmente anomali che riescono a spingerti a giocare in una calda serata di fine luglio con altri personaggi improponibili. Personaggi sui quali si ha sempre avuto una visione troppo distorta e che viene frantumata e capovolta nel giro di venti minuti. Gente che si è inventata un nuovo passatempo che gli sta riempiendo la vita. Che non dorme la notte per l’adrenalina ancora in corpo per l’allenamento della sera e per l’hamburger con le cipolle a mezzanotte. MING, direbbe qualcuno. Altra gente che ti guarda incredula e dice “Ho segnato davvero?” con la soddisfazione di un bambino il giorno di natale. Che prende cazzotti, bastonate, si schianta con il faccione per terra, si rialza e continua. Ancora. Come ha sempre visto fare da fuori. E allora, MING che gente! Quando sei in pista quello che c’è fuori non esiste più. Già lo abbiamo capito. Ci sei tu, la tua linea e gli avversari. E “presto” gli avversari saranno “veri”. I dischi inizieranno a volare ed un portiere beffato rimarrà solo davanti ad una gabbia violata. Quella sarà una grande soddisfazione. Una gioia immensa. Ma il vero risultato, quello decisivo lo abbiamo già quasi segnato. E già scritto. Ci siamo. E questa è una grandissima vittoria. Forse la più grande che otterremo mai. Se poi a questo vogliamo aggiungere altro, mentre leggete provate ad immaginare di essere ancora per un attimo in pista in cerchio a centrocampo. Immaginate di guardare ognuno negli occhi. Vedrete in ognuno qualcosa di insuperabile. Un amico.