MONSTERS THE (LOVE)STORY

Quella che vi stiamo per raccontare non è una storia normale, non potrebbe esserlo parlando di persone che normali non sono. L’hockey, secondo una definizione di un ex monster, Albertone, è “uno sport seguito e giocato da un insieme di casi umani”. E la crème di tutto ciò ha creato dal nulla una squadra più che esemplificativa: i Monsters. Correva l’anno 2004, e precisamente il primo aprile, un po’ uno scherzo del destino. I Vipers Milano conquistano il loro terzo scudetto consecutivo, a Milano la festa si protrae fino a notte fonda, con caroselli formati da due / tre pazzi che girano Milano svegliando i cittadini che non sanno minimamente per che diavolo questi esauriti stiano festeggiando. L’ultima volta che, usciti da Palazzo ore dopo la fine della partita, ci si sposta a continuare la serata tra amici in qualche bettola, per arrivare a casa alle 3 di notte, con la giornata lavorativa che attende di lì a poco, passata a scrivere su internet pagine e pagine di delizioso nulla: commenti, curiosità, pagelline e tanto tanto offtopic, cazziati da admin e utenti generici che cominciano a non riuscire a capire i deliri dei discorsi concepiti in birreria e proseguiti su hockeytime. Dopo la devastazione della festa scudetto in discoteca, e le ennesime improbabili pagelline di Reno, cala un dubbio amletico: e adesso cosa facciamo fino a settembre? Cinque mesi e mezzo lontano dal ghiaccio? Lontani da quella che era diventata la nostra nuova casa, l’Agorà, lontani dalle serate tra amici, dalle chiacchiere da bar, senza materiale su cui discutere la mattina in ufficio sul forum? Fino all’idea, geniale, di breva: “Ma perché non ci troviamo al parcheggio dell’Agorà e ci giochiamo noi a hockey?”. Quella che sembrava una battuta idiota come le altre (grazie breva), ha innescato nella mente deviata di molte persone un processo a catena che, come con i bambini, ha fatto lavorare di fantasia fino ad avere nel giro di poche ore già un roster con un parco portieri da Nhl, e tre linee complete. Quasi nessuno aveva nemmeno i pattini, una stecca regalata da qualche giocatore negli anni passati rinvenuta in cantina (dannazione a Die che giocava con la stecca di Kent Magic Man Nillson), come pure una maglia ricordo di qualche gita in Svezia o Repubblica Ceca. “Che si fa dunque, andiamo?”. Ritrovo all’Agorà domenica 18 aprile 2004 alle ore 15, si presentano in quattro. Piove, si ripiega sul pattinaggio su ghiaccio nel Palazzo. Squadra bagnata, squadra fortunata.